una raccolta di vecchi e nuovi appunti.. 
 
 

Neofuturismo

Mi sento spesso futurista

O neofuturista

Dal pizzetto alle rime

Mi chiedo come si associ al mio essere di sinistra, convintamente

Mi convinco che sinistra è innovazione

E questa propensione aprioristica, pregiudiziale per il nuovo è futurista

Sinistra è innovazione perché propone un'alleanza a tutti coloro che credono che un cambiamento può portare loro di più e meglio

Spesso storicamente sono gli ultimi, i più deboli, i più poveri

Ma non è detto
Chi sta bene può pensare di star meglio, e desiderare stiano meglio altri, spesso più di chi è mal messo e pensa che meglio quel poco certo che chissà cosa

E poi mi sento profondamente liberale, nel senso che credo nell'individuo e nel suo totale libero arbitrio, lo stato è un suo strumento, come una telecabina o un asciugamano

Non deve determinarlo, plasmarlo, ma dargli servizi, e ottemperare anche un mandato di regolazione degli eccessi di molti verso pochi, ma con limiti molto precisi

Lo stato si fonda sul riconoscimento di una autorevolezza che diviene autorità, questa è un prius quam, la legge viene dopo

Non c'è regola e punizione che possano fermare un individuo che non riconosce autorità a chi quella regola enuncia e difende e fa vigere. Se tutti non rispettassero più le regole non ci sarebbe modo di costringerli a farlo. E' la convinzione di un'utilità per.

15 ottobre  2003  Volos – Grecia – Cos’è successo

l’etica del successo è sempre in agguato

mi stavo concentrando troppo sul riconoscimento altrui del mio valore

ho ri-capito in aereo che a me piace fare cose valide e bene per me

il riconoscimento può essere necessario e/o utile

non deve essere il senso ed il fine

la vita è una o la si usa bene o è un casino

  il senso è la piena soddisfazione

la valutazione è mia

volare mi piace perché vedo dall’alto

mi piace spostarmi, sono curioso, osservatore strutturale e ho bisogno di ignoto

mi occupo di comunicazione come ontologia, non come veicolo

l’essere è solo nella forma del racconto

non c’è oggetto ma racconto

il mondo è come lo leggiamo/riceviamo e come lo raccontiamo/comunichiamo

sto molto meglio

il viaggio è stato importante ed arrivato in un momento politicamente utilissimo di rimotivazione e recupero del senso

l’etica del successo è il nemico

 

2 novembre 2003 – Bicocca al tramonto

 

moderno e antico

post

postindustriale – postmoderno – postcomunista

Finardi

influenzare, condizionare

è la morte che da il senso al vivere, il termine genera il bisogno di fare, idea canzone arte movimento

l’infinito genera stasi

stasi – movimento

 

gli atomi che si muovono – la vita è movimento e transizione

è un tra – tra nascita e morte – amore e disamore – gioia e dolore

la vita è nel tra

c’è un bisogno di non incassettare, quello che entra nel cassetto è morto

se la vita è movimento ciò che si ferma, catalogandolo, incasellandolo è sempre morto

c’era un patologo che studiava tagliava sezionava ma quello che vedeva non era mai la vita, quando qualcosa è chiaro, definito, comprensibile è fermo è non vita

la vita è il processo, la transizione, la metamorfosi, l’oltre

prendere quello che c’è  di per se e non per qualcosa che poi ..

valutare l’insè e non l’in prospettiva …

Mao dipinto da Warol

l’epifanica crasi

la sinistra postmoderna è moderna, ama il futuro come segno dell’oltre, il nuovo e la contaminazione, Guzzini e l’arte tibetana,

guardar dentro una finestra, osservare

i collegamenti, i tra di nuovo

è nei collegamenti che sta il sapere

tra una cosa e l’altra

7 Ottobre 1993
 
Vi è un nostro vero essere che non conosciamo perchè siamo soliti liberare il nostro io interiore limitatamente a margini di espressione rivolti in qualche modo a un fine logico e quindi rinchiusi dentro a confini più o meno ampi. Ma possiamo lasciare esprimere questa nostra vera realtà interna? Possiede un’unitarietà o è un insieme di domande, risposte, soluzioni?

Provate a prendere un foglio di carta e a lasciare che la vostra mano disegni. Il più delle volte quanto rimane sulla carta è espressione del pensiero del momento di quanto stiamo pensando, dicendo, ascoltando. E’ un’espressione forzata, non libera. Un’espressione che ha un obiettivo.

La carriera espressiva di Mirò raggiunse il suo massimo nelle ultime opere che riescono ad essere staccate, non solo a suo dire, da ogni Logica. E’ forse questa la vera natura? Esiste un nostro io illogico, immutabile, atemporale? Siamo sacchi di nozioni, riusciamo ad aprire sempre solo rubinetti momentanei e per un preciso motivo, ma se potessimo rompere le tubature, come sarebbe la massa d’acqua al nostro interno.

Quando riuscirò a disegnare qualche cosa che non abbia per me alcun senso forse capirò che cos’è questo dentro, oppure non potrò più capire nulla, perchè la distruzione di idee e concetti che alla base del mondo reale, l’espressione di un’unità indifferenziata e atemporale fa parte di un altro mondo inconcepibile, che non può essere canalizzato.

Ma vanno rotte queste tubature? Mirò, Einstein e altri credevano di sì. Non saprei. I bambini possono e lo fanno.
 
 
 
 

5 Settembre 1994
 

Ho visto una mia amica che a 17 anni è già un caso da giornali, di cui la più parte dei nostri commentatori potrebbe gioire riuscendo a vedere in lei la prova e la conferma dei loro pre giudizi. Credo si debba a sfuggire da questo sistema chiuso, se no va a finire che riusciamo solamente ad essere strumenti che permettono alle finestre della mente degli altri di fingere una verifica dei propri contenuti. Va bene essere originali ma in fondo esiste una normalità? O forse normalità è solo ciò che chiudiamo nelle nostre finestrelle e che intrappoliamo al punto di renderlo cristallino ed immobile, per poi fuggirlo? Visto che ogni individuo qualcosa da dare ce l’ha, perchè non occuparci di costruire qualcosa di nostro, invece che tentare di non fare ciò che fanno gli altri. Alla fine tutto ciò di cui abbiamo bisogno è forse un po’ di soddisfazione. Credere in ciò che facciamo senza sapere sin dall’inizio che sarà un fallimento perchè ancora una volta non abbiamo tentato di fare ciò che vogliamo. E girandoci indietro non dover dire mai se solo avessi... almeno per la settimana appena trascorsa.
 
 
 
 

8 Settembre 1994
 
 

Non riesco a non stupirmi delle possibili varianti della vita. Oggi ho sbagliato un numero di telefono e la mia vita si è per un attimo legata a quella di una voce di ragazza ipertesa e cordiale che aspettava di certo la chiamata di qualcuno che le voleva bene. La cosa più affascinante è l’infinità di vite parallele che si svolgono per semplici effetti chimico-elettrici su questo pianeta. Ne sono estasiato.
 
 
 
 

19 Settembre 1994
 
 

Spesso mi domando che senso abbiano l’assolutizzazione continua, la ricerca perenne di una generalizzazione valoriale dell’osservaizione, il senso delle nostre interrogazioni e anche di questi scritti. Ho il terrore che siano lo stupido frutto di una presunzione più o meno conscia. Poi, con ottimismo, mi rassicuro di una cosa.

Non riesco a sopportare che si giudichino tranquillamente gli altri, che ci si permetta di pensare dove sta l’errore in un comportamento, se questo riguardasse solamente loro. Ma se l’obiettivo da tener presente sono, come sento, gli altri, quest’attenzione verso di loro è solo l’espressione di tutto ciò che le piccole capacità di ognuno, sviluppate senza alcun timore di spreco, possono fare per migliorare un pochino le cose come stanno. Mi rendo conto che la perenne compagna della solida decisione, della capacità organizzativa, della capacità di prendersi le proprie responsabilità e i propri rischi è l’insicurezza, il dubbio costante che ogni nuova via possa essere sbagliata, la costante ridiscussione di tutti i comportamenti, di tutti gli ideali, persino dei valori. Con la dovuta sincerità, con la dovuta moderazione degli impulsi e delle passioni, con la dovuta capacità di decidere di scegliere e di essere, se c’è bisogno, anche il più convinto. Questo per me costituisce un uomo.

Ogni avarizia verso gli altri è spreco.





2 Ottobre 1994
 
 

Trenta Papi, quattro re, nove Presidenti della Repubblica. E’ il bilancio del Quirinale, da oggi aperto al pubblico. Una possibile vittoria della cultura. Una triste riedizione dell’esasperazione giornalistica e del karaochismo.

I giornali hanno detto subito del Quirinale: se non il più bello il più vasto, il più sfarzoso del mondo. Ma che ne sanno? E’ proprio necessario essere il più? E’ proprio necessario solo per questo fare un’enorme fila per vedere un palazzo che sarà lì da oggi per tutte le domeniche quando sono le decine in questi giorni le chiese romane bisfrattate dai visitatori?
 
 
 
 

28 Ottobre 1994
 
 

Cosa significa fare filosofia oggi?

Crollato nel passato lo studio della metafisica lasciando alla scienza e ai suoi metodi lo studio della natura e delle origini del mondo, la stessa cosa andrebbe realizzata in altri campi. La scienza va lasciata lavorare pienamente nel suo campo, lo sviluppo di un’etica scientifica non deve influire con il percorso della ricerca e della conoscenza. Lo stesso si dica per la politica, il comportamento umano...

Generalizzando, credo che oggi fare filosofia significhi ragionare razionalmente, senza citazioni e senza ideologie, basandosi sul ragionamento e ponendo come unico testimone chi la pensa diversamente, utilizzare insomma tutti i metodi che si sono sviluppati nei secoli.

La novità sta però nel fine. Non dovrà più essere un insegnamento di concetti assoluti e di rette vie da seguire. Credo che il ragionamento filosofico serva oggi per capire se stessi, per prendere nel dubbio di volta in volta una decisione con piena responsabilità. Poiché credo che ogni cosa sia relativa, e che gli assoluti non esistano, riflettere razionalmente non può che servire a definire noi stessi, a insacchettare la nostra nebbia.

Discutere e aprire agli altri il nostro pensiero serve a noi per migliorarlo e per trovarvi difetti, errori, per potersi capire meglio. Agli altri può servire a porsi dei problemi e questo potrebbe essere un altro fine: porre dei problemi, tendere una mano alla conoscenza nel prossimo e riceverne una per la conoscenza di se stessi. Similmente a quello dell’arte.

Inoltre nel metodo filosofico non si potrà mai giudicare negativa una conoscenza, ma solo discorde. Questo è quello che penso oggi che di filosofia (soprattutto moderna) ne so poco. Per poter in futuro confrontare quello che ho scritto con le nuove conoscenze e capire i miei errori.
 
 
 
 

11 Febbraio 1994
 
 

Non ci sono storie. Ognuno è fatto come è fatto. Può cambiare, sforzarsi o rimanere uguale: dipende solo da lui. Come ogni minima cosa è importantissima, ricca di significato, irrinunciabile, così ogni cosa non fatta è una mancanza. Tutto è importante. Ma bisogna scegliere. Solo scegliere. Un miliardo senza dieci lire è comunque tantissimo, ma è un peccato perdere quelle dieci lire SE si può farne a meno.
 
 
 
 

22 Maggio 1996
 
 

Credo occorra sempre puntare in alto, pensare in grande. Il buon senso nelle aspirazioni e nell’autostima è dannoso. Onguno di noi potrebbe essere un Leopardi o un Ghandi. Perciò bisogna sognare, sperimentare, buttarsi. Nessuno di loro sapeva cosa sarebbe stato prima di esserlo, prima di buttarsi e rischiare. Bisogna puntare in alto sapendo di poter fallire, sapendo che non c’è niente di male e credendo di poter riuscire.
 
 

3 Dicembre 1996
 
 

Quello che trovo interessante del buddismo è il concetto fondamentale di compassion, di Sunpathos.

Tutta la ritualità e l’idea religiosa che vi è legata, lo stesso concetto di reincarnazione possono, a mio parere, essere considerati come forme di comunicazione, percorsi di trasmissione, conoscenza, apprendimento, fondamentali ma legati alla cultura asiatico-indiana, alla sua filosofia, alle sue origini 2500 o più anni fa.

Ma i contenuti che dietro i concetti di compassion, gentilezza, consapevolezza, ignoranza e conoscenza, purezza, la battaglia storica dei buddisti tibetani ed il metodo con cui l’anno condotta e la conducono, il viso, il volto, il metodo del XIV Dalai Lama sono fondamentali per me, sono miei. La storia dell’illuminato ed i sui messaggi, la terza via, la consapevolezza, il rifiuto di un culto e l’affermazione di una via diversa per ogni uomo rientrano nell’importantissima idea che nessun uomo dovrebbe perdere di vista la componente spirituale, che è una parte con cui occorre fare i conti. Ho ritrovato nel buddismo tibetano modi e vie di esprimere un significato che è forse la radice di ogni riposta spirituale, se il buddismo tibetano è UNA via i suoi propositi, gli scopi, l’umiltà, la coscienza di essere UN metodo per, i concetti sopra citati sono qualcosa di più. Mi interessa un universalizzazione del contenuto buddista, un essenza al di là del percorso che il Dalai Lama sembra trasmettere, tanto più con ila sua diretta traduzione in inglese, lingua occidentale, dei fondamenti che ho sopra citato, con le sue posizioni verso gli altri credo e verso la via economica marxista, oggi.

E’ una prima impressione, ma è stata come una folgorazione dopo solo un ora di ascolto del Dalai Lama, e dopo averlo osservato per un ora. Il rapido studio della filosofia indiana, nella sua essenzialità, i libri che o consultato mi confermano in questa idea. Devo contattare qualcuno, un Lama, una fondazione.

Credo che la reincarnazione possa essere non una realtà fisica ma un modo di dire compassion, come modi sono lo yoga, la concentrazione, la meditazione; percorsi, vie, riti, yã na che possono e mi interessa riescano a trasformarsi in altri modi più miei e forse utili anche per altri di "dire" quei contenuti che ritengo già miei e personalmente credo potrebbero, tanto più in altre forme, aiutare molti a vivere meglio, ad essere felici, ad avere il coraggio di essere felici. E’ questo che voglio fare.


 …………….. gli appunti continuano