Cuba - 25 luglio 2006
Una brezza leggera soffia dal Malecòn e trascina con
sé il caldo di una giornata di luglio inoltrato.
Il cielo, altissimo, si tinge appena di oro e di rosso sulle nubi di panna a
sud, sopra la Stazione Centrale.
La Habana si prepara alla festa. Da ogni casa salgono i suoni dell'anima, di
un universo di anime confuse e meticcie. Innesti perduti nei secoli di vinti
e vincitori uniti oggi da un'ideale un po' sopito e da un vivido desiderio di
Vita. La terrazza di Noelia domina i tetti di una metropoli disordinata, di
una moderna babele di vite parallele e convergenti, marmi e povertà,
ascese e declini.
I tamburi sono ovunque, si rispondono, un richiamo tribale, il battito delle
vene, degli istinti, delle passioni animali. Camilo forse veglia sulla città
dal cielo del mito in cui si è rifugiato. Ernesto è un miraggio
lontano, un volto, una statua, un marchio. La Vita sovrasta qualunque ideale,
lo travolge. Per questo c'è ancora bisogno degli eroi, e dei martiri,
qui, oggi. Di un nemico vicino e lontano. Colpevole di ogni male, del mancato
benessere che frena, ma solo un poco, l'esplosione incontenibile della Vita
che unisce questa città.