22 Marzo 19§§
 

  Avevo scelto di entrarci. La vedevo, questa grande, immensa foresta, alberi, alberi, enormi tronchi. Umidità. Torrenti e un lago sulla sinistra. Volo di pappagalli. Le scimmie giocano lanciandosi legni e urli. Un serpente scivola sinuosamente al suolo. Sonnecchia una pantera, il pelo nero, liscio, brillante, come i capelli di una ragazza, gli occhi di gatta, intelligenti, sensuali.

Com’è questa foresta ? FERTILE. E’ ricca di ogni tipo di albero, infiniti sentieri da ogni lato possono inoltrarsi. Un tempio incas coperto di vegetazione si intravede tra le foglie. Forse in cima si vede il cielo.
 
 

Pochi vi erano entrati prima di me, o nessuno, vi erano entrati ma.......

Una donna, che la foresta aveva conosciuti quasi agli albori, non aveva saputo coglierne frutti, ricavarne sostentamento, non aveva saputo coltivarla. Aveva cercato di mettere ordine, far pulizia, aveva abbattuto in qualche modo alcuni alberi, di fermarne o incanalarne la forza creatrice. Ma non aveva neppure saputo fare grandi danni.

Col tempo una donna più esperta aveva edificato a basso costo e con rapidità due enormi torri, due caseggiati da periferia cittadina, due perfette, aride, funzionali riposte ai bisogni della vita. Forse pensate per un inquilino particolare. Ma la foresta li aveva minati alle fondamenta, col tempo la sua irresistibile forza creatrice li aveva sepolti in un mare di foglie . A stento si riusciva a riconoscerli, quando il vento faceva fremere le fronde, e deviavano ancora il corso di alcuni fiumi, il gioco di certi animali. ..........e piano piano si sgretolavano.

Un viandante aveva colto la meraviglia di questo luogo, la sua grandezza, la sua eccezionalità, ma si era limitato a catalogare le specie rare , a ritrovare sui suoi libri e nei suoi studi la flora e la fauna che la popolava. Un’altra , anch’essa cosciente del grande patrimonio, aveva incentivato saggiamente la crescita selettiva di alcune specie preziose, ne aveva supportato lo sviluppo e aveva indirizzato così, con grande perizia, il futuro della foresta.
 
 

Mi persi nella foresta. Non riuscivo a non correre da una parte all’altra, giocare con gli animali, scovare i camaleonti nascosti e ripulire il tempio incas, tuffarmi nel lago e scagliare picconate ai palazzi. E a questo mio confuso, disordinato, qualche volta eccessivo affanno, che l’amore per quella foresta e l’immenso stupore per la sua eccezionalità e la gioia che ogni sua creatura e ogni evento provocavano in me, la Foresta sembrava rispondere, e se ne giovava per la sua ininterrotta e affascinante crescita verso il suo massimo splendore, la sua massima espressione. E quell’infinita di frutti, avvenimenti e meraviglie mi sfamavano il fisico, il cuore, i sensi e la mente.



Roberto Rampi